La realtà è meglio di uno scatto ben fatto
- emanuelastievano
- 19 mag 2022
- Tempo di lettura: 4 min
Eccomi con un nuovo racconto. Stavolta ho scelto qualcosa di diverso. Non è una storia fine a se stessa ma è un dialogo tratto dal mio romanzo: “Con il cuore a Norwich”
Buona lettura!
La voce di Adrian al telefono le provocò un tuffo al cuore.
Marta era ansiosa di stare finalmente da sola con lui. Era anche curiosa di vedere dove l’avrebbe portata. Le aveva solo detto: “Andiamo dove la realtà è meglio di uno scatto ben fatto”. In macchina l’atmosfera era strana. Nessuno dei due sapeva bene cosa dire ma era tangibile il piacere di entrambi. La radio faceva da sottofondo. La musica era soft e Marta si sorprese a canticchiare un vecchio motivo che le ricordava la sua giovinezza: The sound of silence di Simon & Garfunkel. A un tratto Adrian si unì a lei intonando una delle ultime strofe della canzone:
“People talking without speaking
People hearing without listening
And in the naked light I saw
Ten thousand people, maybe more
And no one dare
People writing songs that voices never share
Disturb the sound of silence”
I loro occhi si incrociarono mentre la mano di lui prendeva quella di lei. Marta ebbe la percezione di aver vissuto uno dei momenti più dolci e sereni di tutta la sua vita. Comunque sarebbero andate le cose tra lei e Adrian, avrebbe sempre custodito il ricordo di quegli attimi.
Marta chiuse gli occhi. Avrebbe voluto che quel viaggio non finisse mai. Ogni tanto Adrian toglieva la mano da quella di lei, poi lei sentiva di nuovo quel grazioso scivolare di dita e, ogni volta che succedeva, il cuore le faceva un balzo. Lei prese ad accarezzargli quelle dita che si erano stabilite dentro le sue. A un tratto si accorse che la macchina aveva preso una lieve discesa. Marta aprì gli occhi e rimase incantata a osservare la perfezione di quel posto. Adrian le carezzò i capelli e disse: “Questo non è il posto che hai visto nella foto. Purtroppo è un po’ lontanuccio, dista infatti circa sei ore da qui. Ho voluto però farti vedere il posto dove io vengo quando ho voglia di rilassarmi”.
Adrian le indicò una serie di piccoli cottage di mattoni a due piani. Le disse ancora: “Non illuderti, sembrano grandi ma in realtà hanno stanze piccole ed essenziali. Adoro guardare l’acqua mentre cucino”.
Lei gli sorrise e poi gli disse: “Sai anche cucinare?”. E senza aspettare una sua risposta continuò: “Guarda che parli con un’italiana”.
Lui fece il finto offeso mostrandole il broncio. Stavolta fu Marta allora ad accarezzargli i capelli. Gli disse con voce semi seria: “Allora chef Adrian, cosa mi propina per la cena di questa sera?”.
Lui fece finta di pensarci un po’, poi disse: “Dipende da cosa troveremo in casa. Ho detto alla signora che viene a rassettarla ogni tanto di farmi trovare qualcosa in frigo. Spero solo che non se lo sia dimenticato”.
“Quindi” disse Marta “avevi già pensato di portarmi qui.” Non era una domanda, era piuttosto una riflessione che stava facendo.
Lui disse: “Spero non ti dispiaccia”.
“No affatto” disse Marta. E poi aggiunse: “Dove siamo?”.
“Che sbadato” disse Adrian facendo un gesto plateale con la mano. “Siamo a pochi chilometri da Norwich, esattamente a Wroxham, e questo che vedi è il fiume Bure.” E poi aggiunse: “Ti va di vedere un vero cottage inglese?”.
“Be’ credo che questa sia una di quelle occasioni da prendere al volo” disse Marta facendo il gesto per uscire dalla macchina. Ma Adrian la fermò e le disse: “Lascia che faccia le cose per bene”. Scese velocemente dalla macchina e andò ad aprirle lo sportello. Marta lo lasciò fare e quando fu di nuovo in piedi accanto a lui, Adrian l’attirò a sé abbracciandola e sussurrandole all’orecchio: “Sono molto felice che tu sia qui con me”.
Quell’abbraccio fu come un toccasana per Marta. Lei lo strinse ancor di più, incapace di parlare. Fu lui che inaspettatamente le prese il viso tra le mani e disse: “The sound of silence!”.
Lei gli sorrise e con aria divertita gli disse: “Qualcuno prima ha detto di essere un grande cuoco!”.
Lui accettò quel tono un po’ canzonatorio di Marta e andò ad aprire il frigo per vedere cosa poteva farle assaggiare. Adrian disse con tono di scusa: “La signora Molly ha fatto una spesa davvero esigua: uova, salmone, panna e cioccolata. Hai qualche idea per caso?”.
Lei continuò a canzonarlo un po’: “Oh, non dirmi che a scuola hai saltato questa lezione”. Fece una breve pausa e poi continuò: “Se riusciamo a trovare un po’ di cipolla, le uova e il salmone potrebbero trasformarsi in una deliziosa frittatina”.
“Ottimo” disse Adrian aprendo la dispensa e rovistando per trovare una cipolla. Era frustrante cercare pur sapendo che difficilmente ne avrebbe trovata una. Poi si illuminò di colpo aprendo la porta del congelatore. Ringraziò mentalmente Molly per avergli preparato non soltanto cipolla, ma anche prezzemolo, basilico e peperoncino in sacchettini di plastica, ciascuno col nome scritto in bella grafia. Perciò, prese un po’ di cipolla e la diede a Marta.
“Cosa stai facendo?” le chiese mentre lei era intenta a prendere un pentolino dalla dispensa. “Faccio il dessert!” disse sorridendogli. E poi aggiunse: “Questa sera cucino io per te. Sei d’accordo?”.
Lui la prese tra le braccia togliendole dalle mani il pentolino che aveva appena trovato. “Grazie” le disse. Poi Adrian le carezzò il viso dolcemente.
Marta sentiva le gambe molli, il suo corpo non era mai stato così rilassato come in quei momenti. Guardò Adrian negli occhi e disse: “Grazie”. Le loro bocche si unirono in un dolce, lungo bacio. Assieme salirono le scale. Tutto poteva aspettare. Adesso c’era solo l’armonia dei loro corpi e una musica di sottofondo: The sound of silence.

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