L’albero del signor Duke
- emanuelastievano
- 23 gen 2023
- Tempo di lettura: 5 min
Maestoso! Grande! Immenso! Bellissimo!
Chi passava di lì non poteva esimersi dal fare quel tipo di esclamazioni. E anche chi non diceva niente, non poteva fare a meno di guardarlo e ammirarlo. C’era chi gli aveva dedicato una poesia e chi invece un quadro. E lui? Lui, nonostante i tanti adulatori, rimaneva sempre se stesso. E come le sue profonde radici, anche lui si teneva ben saldo a quello che era il suo compito, abbellire il giardino del signor Duke. Era successo che anni prima, dopo aver acquistato quel terreno dove doveva sorgere la sua casa, il signor Duke avesse fatto abbattere gli alberi di quel campo. Le idee che aveva per quel posto, non contemplavano tutta quella vegetazione e, seppur a malincuore, li fece demolire. Ma… ne volle salvare uno, il più bello, il più elegante. Il signor Duke decise che quell’albero meraviglioso, sarebbe stato il fiore all’occhiello del suo enorme parco e della sua signorile dimora.
Quella volta, se n’era occupata persino la stampa locale. Non erano mancate nemmeno le polemiche dopo che quattro dei cinque alberi, erano stati buttati giù. Un titolo fra tutti diceva: “Salvato solo un centenario!”
Eh già, perché l’albero in questione di anni ne aveva davvero tanti, forse non così tanti, ma questo era servito a fargli una bella pubblicità. Ma lui, quel bell’albero così vezzeggiato e ammirato era forse lusingato? Purtroppo anche se era piacevole ricevere tanti complimenti, la solitudine permeava tutto il suo essere, sentiva la mancanza dei suoi simili ed era profondamente rattristato per la loro fine.
Ogni giorno il signor Duke andava a vederlo, a volte portava un amico con sé, ma il vuoto rimaneva, anche se stava imparando a convivere con quella solitudine.
Iniziò a focalizzarsi non sulla sua situazione di infelice, ma piuttosto cominciò a guardarsi intorno.
Era vero che a parte lui c’era solo tanto prato verde e un po’ più in là una casa che stava prendendo forma, ma era anche vero che i suoi lunghi rami sporgevano fin fuori dallo steccato di legno che il signor Duke aveva fatto installare, quindi chiunque passasse di là poteva toccarlo, ormai riconosceva chi lo sfiorava o chi invece lo toccava di proposito.
Un giorno, capitò che il tocco fosse diverso da tutti gli altri. Ricevette una carezza. Il brivido che questa gli procurò fu intenso e l’emozione altrettanto grande, tanto da distoglierlo dai suoi momenti di sconforto per aver perso i suoi simili e per la sua immensa solitudine. Ciò che gli premeva sapere era: Chi mai poteva averlo carezzato così teneramente da farlo sentire piccolo piccolo nonostante la sua enorme stazza?
Il giorno dopo alla stessa ora successe ancora. Non che il grande albero se ne fosse dimenticato, ma aveva cercato di non fantasticarci troppo su per paura di rimanerci male se quella mano gentile non fosse più passata di lì. Invece, con piacevole sorpresa, sentì di nuovo vibrare i suoi rami al tocco di quella dolce carezza che tanto lo aveva confortato il giorno prima.
Era così terapeutica quella mano che il mattino dopo, l’albero fece molta attenzione a chi passava di lì. A quell’ora erano tutti di fretta, ma a un certo punto vide arrivare una giovane donna che spingeva una carrozzina, accanto a lei un bimbetto di pochi anni le camminava accanto, proseguivano lentamente e quando il bimbo arrivò al ramo sporgente lo prese con entrambi le mani e lo carezzò dolcemente, la madre gli sorrise. Perfino l’albero quel giorno si focalizzò più sulla scena che gli era apparsa davanti che alla carezza in sé. Non perché si fosse già abituato a quel rituale, piuttosto, grazie a ciò che aveva visto, anche la carezza fatta dal bambino veniva valorizzata ancor di più. Era raro assistere a un momento così bello tra una madre e un figlio, che il grande albero si commosse. Il tutto era durato pochi attimi, poi quella mamma e i suoi due figli, avevano ripreso a passeggiare. Ogni mattina, bastava quella carezza per farlo star bene e farlo sentire meno solo.
Un giorno, il signor Duke, in una delle sue perlustrazioni, si accorse di quel ramo che sporgeva un po’ troppo in fuori e decise che doveva essere tagliato. Il grande e maestoso albero, sembrava percepire l’imminente pericolo. Ma, se Duke si era messo in testa di tagliare quel ramo, l’avrebbe fatto. Anche se era stato magnanime e lo aveva risparmiato da fare una brutta fine come gli altri alberi, tra i due non era ancora scoccata quella scintilla di appartenenza reciproca. Duke ogni volta che andava a vederlo, si limitava ad osservarlo e a controllare se non ci fossero parassiti a minare il suo stato di salute. Ma mai, mai il grande albero lo aveva sentito rivolgersi a lui, anche solo per dirgli: “Ciao amico, sono venuto a trovarti!” Il signor Duke era ricomparso munito di forbici per compiere quello che lui riteneva il suo dovere ma… proprio mentre le forbici stavano per tagliare quel ramo sporgente, sentì avvicinarsi dei passi. Una giovane donna passeggiava senza fretta spingendo una carrozzina. Accanto a lei, c’era un bambino che, senza paura prese tra le mani quel ramo e lo carezzò. Forse era una sua impressione, ma all’albero parve che la carezza fosse un po’ più lunga del solito.
Con le forbici ancora aperte, il signor Duke rimase ad osservare quella scena. E, per la prima volta, si sentì in colpa per aver fatto sradicare gli altri alberi dal giardino. “Non pensavo di essere una persona insensibile” ragionava tra sé. Credeva davvero di aver agito per il bene del suo terreno, ma… quella carezza fatta al suo albero, in qualche modo l’aveva fatto riflettere. “Che importa se un ramo sporge un po’ in fuori se può essere terapeutico per un bambino di pochi anni.” Il signor Duke quel mattino, dopo che il bambino se n’era andato assieme alla madre, si era sentito meno sicuro di ciò per cui aveva sempre creduto. All’improvviso pensò: “E se non fosse terapeutico solo per il bambino? Se anche il mio possente albero si sente meglio dopo che quel bambino lo ha carezzato?” Il signor Duke riconobbe che quell’idea non era per niente fuori luogo. Guardò allora il suo enorme giardino. Aveva voluto tenere il più bello tra i suoi alberi, ma non aveva tenuto conto che forse, anche un albero può soffrire di solitudine.
Fu quel giorno che prese una solenne decisione: “Pianterò nuovi alberi” pensò. Poi, fece una cosa che non aveva mai fatto, andò ad abbracciare il tronco del suo forte albero e disse: “Sarai anche bello e centenario, ma anche tu soffri di solitudine. E allora… dove ho sradicato, pianterò. Vedrai… non sarai più solo”
E così, nuove piante crescevano abbellendo ancor di più quel verde prato lussureggiante, ma… anche se il maestoso albero ne era felice, ciò che più desiderava ogni giorno, era sentire quei passi cadenzati che si avvicinavano e una mano amica che lo salutava con una carezza.

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